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Al ristorante Chiosco di Bacco la carne è sacra

chiosco di bacco

Quella del ristorante Chiosco di Bacco di Torriana è la storia di una famiglia, di un vigneto e di due ragazzi, Daniela e Roberto, che, a distanza di quasi 20 anni, sono ancora nel sogno di un amore e di una passione intrecciati sotto floride edere e pampini. E come ogni storia che si rispetti, tutto comincia lontano lontano. Una nonna, i genitori che lavorano, ed una bambina che trascorre il suo tempo nel tempo di sua nonna, un tempo di paste tirate a mano e di sughi ricchi e lenti, lenti lenti a cuocersi.

Le tradizioni si ereditano così, a volte inconsapevolmente, mettono radici che neppure te ne accorgi, poi diventi quasi grande e al momento di decidere cosa fare, dove andare, quelle radici si sono fatte robuste e prepotenti, certezze solide nella confusione che si ha circa il futuro a quell’età. Gli studi magistrali fanno comunque comodo, così come gli interessi per la scrittura e la lettura. “La cucina è una cosa seria“… Daniela, lo ripete in diverse occasioni del nostro incontro, accetta di impegnarsi nell’attività intrapresa dal padre, trasformare il vigneto in un chiosco di piadine, e , a sua volta, trasformare il chiosco di piadine in un sacrario del buon cibo e del buon bere. In mezzo ci sono i corsi di cucina, l’informazione e la formazione, che passa attraverso il viaggio.

Accanto a Daniela, c’è Roberto, al contrario di Daniela, timida ed introversa, Roberto ha il temperamento del Sangiovese, aperto e corale, perfetto come responsabile di sala e di cantina. Studiano, lavorano e appena possono aprono il loro diario di viaggio, nord sud est ovest, assaggiano e riportano a casa solo la materia prima d’eccellenza, la trattano, rispettandone il valore e sublimandone la forma, imparano altro dal proprio, lo sperimentano con il proprio, adeguandone il gusto.

Non perdetevi la carne, ma non fermatevi alla carne
Una cucina di “ricerca” per una  tavola di ” incontro” che si distingue per onestà: solo carni di altissima qualità, certificate dall’Università di Bologna, fiorentine di Romagnola, Marchigiana, Chianina, Angus di Scozia e il “Tipo Kobe italiano, salumi di Mora Romagnola dell’Azienda Zavoli, primi piatti di paste fresche fatte a mano, tagliatelle, passatelli, ravioli, strozzapreti, gnocchi, contorni di verdure ed ortaggi che provengono da piccole produzioni locali,  pane, piadina, crackers e grissini di produzione propria e una pasticceria di primo ordine affidata ad Armando Junior Sfredda, in staff da 7 anni.  La maggior parte degli ingredienti che entrano in cucina provengono dalle migliori produzioni “di casa nostra”,  presidi slow food, nel segno di un cibo che sia buono, anche dal punto di vista etico. La cantina non fa eccezione alla regola della ricerca e dell’incontro: 300 etichette tra i migliori classici nazionali, i regionali di prima classe, profumo di rossi francesi e champagne. Una lunga carta di distillati e grappe tra cui scegliere per celebrare il fine pasto, magari accompagnati da una degustazione di pasticceria secca in cestino.

La nostra degustazione si apre con un ricco antipasto, pecorino alla griglia con miele e noci, accompagnato da una confettura di pomodori verdi e carpaccio marinato di Chianina con scaglie di parmigiano, insalatina ed aceto balsamico di Modena.  Uno sformato di ricotta e spinaci con lombetto di mora romagnola e salsa di mele in agrodolce, salumi romagnoli con mortadella Bomfatti, crostini del Chiosco con pane Altamura cotto a legna. Nel calice, un bianco, Rebola Valle delle Lepri. A seguire, un primo piatto di passatelli con parmigiano reggiano, mortadella di Wagyu tipo Kobe, rucola e pinoli accompagnato da Sangiovese Superiore Silvano di Palazzo Astolfi.  E per celebrare l’ingrediente principe di questa cucina, un secondo a base di fiorentina di Marchigiana cotta sulla pietra ollare, accompagnata da una composta di pere aromatizzate alla cannella, formaggio di fossa, noci e fichi secchi. A rendergli onore, il prezioso Centesimino Rifugio della Sabbiona.

Chiude in dolcezza, un dessert che raccoglie i più golosi in carta, Armonia di idee confuse, zuppa inglese agrumata su ciambella all’olio di oliva e alchermes, crema catalana speziata con frollino alla cannella, porcospino in trasparenza con mandorle caramellate e polvere di cacao, cialda croccante con mousse di mascarpone, scaglie di cioccolato ed amarene di Cantiano, semifreddo al limone e liquirizia. In fundo, una Rebola Passita Valle delle Lepri.

Buono, ma anche bello… Chiosco di Bacco, l’eleganza della cordialità
La mitologia lega Bacco alla vegetazione, al succo dolce dell’uva che fa ebbrezza, rappresenta l’uomo nel suo stato di natura, inteso come capacità di fluire con le cose circostanti. L’ambiente esterno ricalca perfettamente l’iconografia classica, il giardino, curatissimo, nel tappeto d’erba, nelle siepi tonde e gonfie, nei cocci che esplodono in fiore, si trasforma in bosco, intimo e fortemente evocativo, vivo tra le fronde (immaginatevi pure una cena estiva nel gazebo in giardino a lume di luna).  L’interno privilegia il legno, che apre e chiude gli spazi, le  ringhiere battute, le credenze con le cerniere in ferro, una simmetria di ante e cassetti, tovagliato bianco su un fondo corda che cade morbido appena sopra le ginocchia,  schienali alti per le sedie che assomigliano a troni, tende leggere cinte in vita per non restare mai chiusi dentro, un’eleganza  classica che si rompe nel cromatismo acceso dei bicchieri da acqua. Preziosa la cantina a vista, con nicchie scavate nei muri grossi e freschi. Le luci bassi per illuminarsi meno ma scaldarsi di più.

In conclusione: perché fare visita al Chiosco di Bacco
Tra i ristoranti vicino Rimini, il ristorante Chiosco di Bacco di Torriana è “il ristorante di carne” e non “un” ristorante di carne… un  luogo di pellegrinaggio per i devoti della frollatura come Dio comanda. Roberto e Daniela hanno fatto dell’eccellenza il loro imperativo morale… nel piatto e nel bicchiere. Preparazioni semplici che le tradizioni regionali gli fanno da eco, un fasto di sapore, l’abbondanza senza la ridondanza, un’estetica femminile bella nel suo rigore, moderna ma fuori dagli intellettualismi della cucina moderna, banchetto e simposio, nel loro significato rituale originario, una conviviale socialità.

di Alessia Pellegrini

I 5 migliori ristoranti di Riccione

5 migliori ristoranti di riccione

L’estate ormai è alle porte e una città su tutte richiama il relax: Riccione. Le chilometriche spiagge, il famoso Viale Ceccarini pieno di negozi, i bar di ogni genere, le discoteche e i parchi divertimento, attirano famiglie e giovani che ogni anno decidono di trascorrere le loro vacanze in una delle città balneari più conosciuta in Italia. Dove c’è mare, c’è pesce; dove c’è pesce ci sono ristoranti e dove ci sono ristoranti c’è Oraviaggiando che ha stilato per voi una piccola guida dei 5 migliori ristoranti di Riccione:

Ristorante Al Pescatore è considerato uno dei migliori ristoranti della Riviera per tre semplici motivi: la qualità della materia prima, la poca manipolazione delle stessa e abbinamenti azzeccati. Tra i piatti assolutamente da assaggiare vi segnaliamo la Gran Catalana di crostacei con aragosta e cruditè di verdure, i crudi di pesce e i primi piatti con pasta all’uovo. Una carta dei vini importante per garantire l’abbinamento giusto per ogni tipo di palato. Sala esterna e interna con tanto di area fumatori.

Cavalluccio Marino è uno di quei ristoranti che accontenta tutti. Antipasti con cruditè di pesce, spaghetti al tegame fatti con crostacei e molluschi, “gran fritto misto Cavalluccio Marino”, carpaccio di tonno al naturale e la pizza cotta al forno a legna per non farsi mancare niente. La famiglia Tosi gestisce questo ristorante affacciato sul porto di Riccione con professionalità e passione da quando il nonno Tonino aprì (a quel tempo) un bar che poi trasformò di anno in anno in quello che adesso è uno dei ristorante più amato da turisti e non. Una vista mozzafiato, ottimi piatti e uno staff eccellente: la combinazione perfetta.

Ristorante Patty da Diego in un’unica parola: eleganza. Il bianco e l’avorio si sposano perfettamente in questo locale dove potrete godere di una cena strepitosa mettendo letteralmente i piedi nella sabbia grazie alla piccola sala esterna, una penisola nella spiaggia di Riccione. Il tortino ai crostacei con fragole e ricotta, i tortelloni alla spigola e la vasta scelta di cruditè sono solo una piccolissima parte del menù. Se avete in programma una cena romantica, al Ristorante da Patty, farete un’ottima figura, garantito!

Zi Rosa vi farà sentire a casa per il suo ambiente fresco e ricercato. Se parliamo di ristoranti di Riccione non possiamo non nominare questo locale. Un menù che vi metterà in difficoltà per l’originalità e l’ingegnosità degli abbinamenti ma qualche aiutino ve lo da Oraviaggiando: canocchie al vapore con agrumi e ruchetta, il Risotto Zi Rosa con mascarpone, perle di mare, petali di rosa e mantecato con Champagne e il semifreddo con pistacchio, ricotta di bufala e salsa di fragole. Ma oltre al pesce potrete scegliere anche carne o pizza. Un ristornate che mette tutti d’accordo, dall’antipasto al dolce.

Per ultimo vi consigliamo una chicca per gli amanti dello Street Food: Le crescentine di Novella. Come suggerisce il nome del ristorante, il piatto forte sono le crescentine (pane soffice tipico della cucina bolognese) accompagnato da salumi e formaggi che permette a tutti (anche ai giovanissimi) di mangiare una golosità salata ad un prezzo ottimo. Ma oltre a queste “nuvolette” di pane, il menù prevede lasagne alla bolognese, tagliatelle ai gamberi e altri primi anche da asporto. Per un pranzo veloce è l’ideale!

I miei 10 migliori ristoranti di Alberobello qualità prezzo

I migliori ristoranti di Alberobello che valgono una deviazione

Da sempre, e negli ultimi anni ancor di più, la Puglia è una delle mete di vacanza preferite da italiani e turisti di ogni nazionalità. Di luoghi da visitare ce ne sono un’infinità, ma uno su tutti è Alberobello. In questa cittadina, unica al mondo per il suo genere architettonico, i Trulli rendono magica anche una semplice passeggiata tra le salite e le discese di questo centro storico. E’ possibile visitare queste “casette” entrando in negozi e bazar in cui è possibile fare man bassa di souvenir e i titolari non mancheranno nel farvi assaggiare i liquori tipici del posto dove anche la bottiglia fa scena. Provare per credere. Ma oltre al favoloso panorama di tetti a punta, Alberobello dà la possibilità di mangiare prelibatezze tipiche pugliesi con un occhio di riguardo al portafogli.

Ho voluto, per questo, stilare i miei 10 migliori ristoranti di Alberobello dal miglior rapporto qualità prezzo; qualche indicazione che permetterà al lettore di andare a colpo sicuro in ristoranti dove è possibile deliziarsi di un’ottima cena senza spendere una follia:

Ristorante Olmo Bello
Se siete in visita al Alberobello non potete perdervi questo ristorante dove avrete la possibilità di mangiare in un trullo originale completamente restaurato e circondato da un giardino con gazebo. Lo chef Donato Salamida e la moglie Lucia sapranno sorprendervi per come hanno personalizzato le ricette secolari del luogo, utilizzando materie di prima qualità spaziando tra diversi generi di cucina. Dai bauletti all’astice con crema di burrata, al filetto cotto alla brace con salsa di liquirizia; le tipiche orecchiette alle cime di rapa, passando per cicoria e fave “incapriate”. Anche i dolci non sono da meno con un sempreverde tiramisù o il pezzo forte ideato dallo chef: la sfogliatina calda ai frutti di bosco o il semifreddo al cioccolato bianco con granella di nocciole. Se vorrete restare nell’informale non manca la possibilità di mangiare un ottima pizza e nel menù troverete anche quella dedicata al ristornare stesso: la “Olmo Bello” con funghi porcini, mozzarella di bufala e pomodorini.

Ampia scelta per tutti i gusti senza rinunciare alla qualità dei prodotti.

Prezzo medio 28€

Ristorante Fidelio
I titolari Francesco e Paola vi accoglieranno in un ambiente caldo e confortevole adatto ad una serata romantica. Molto ampia è la scelta nel menù dove spiccano piatti vegetariani ma sempre ricchi di sapore. Chi di voi non vorrebbe assaggiare lo sformatino di ricotta e carote, la tempura di verdure alla julienne o la fonduta con funghi e crostini?

Ma per chi alla pasta non sa rinunciare Oraviaggiando vi consiglia di assaggiare i tortelli ripieni di crostacei al pesto di rucola e mandorle tostate. Non serve dire che la pasta è fatta in casa..

Immancabile è la carne scelta da Francesco presso i produttori locali per garantirne la provenienza e l’altissima qualità.

E se non dovesse bastarvi, il ristornate Fidelio vanta una pizza cotta nel forno a legna fatta con lievito madre e lasciata a riposo 72 ore!! A voi la scelta!

Prezzo medio 30€

Ristorante La Nicchia
Muri bianchi e tetto a punta, siamo nuovamente in uno dei ristoranti nel centro della Città dei Trulli e dove solitamente si trovano statue sacre, in questa “Nicchia” troviamo un gioellino di ristorante dove il mangiar bene è all’ordine del giorno. Nell’antica aia per godere dell’aria fresca in estate o all’interno nel trullo a “misura d’uomo” per i mesi più freddi, potrete venire in questo ristorante in ogni periodo dell’anno e deliziarvi con un menù che offre verdure di stagione, legumi, formaggi tipici e ottimi primi piatti. Immancabile la pizza, anche quest’ultima ottima! Un cucina casalinga con materie prime di alto livello adatto ad una cena in famiglia o un pranzo con amici.

Prezzo medio 22€

Ristorante Pinnacolo
Se volete cambiare visuale e godere dall’alto lo spettacolo che offre Alberobello dovete andare al ristorante Pinnacolo di Franco e Grazia Colaprico, che hanno adibito il terrazzo del loro “risto-trullo” a sala per cene mozzafiato per allietare gusto e vista. Lo chef Giacomo Ponterelli non rinuncia alle eccellenze culinarie del territorio lasciando una vasta scelta di ottime pietanza come il purè di fave con cicoriella, le strascinate integrali con pomodoro fresco , basilico e cacioricotta, le polpettine e braciole “alla barese”. Ma se avete l’imbarazzo della scelta e non volete perdervi niente, il consiglio di Oraviaggiando è di ordinare l’antipasto di 14 portate! Avete letto bene, quattordici!!

VI è offerta la possibilità di fare un viaggio nella cucina pugliese a tutto tondo tra formaggi locali, melanzane ripiene, scialatielli con porcini, zucchine e pomodori freschi; il resto lo dovrete scoprire voi. Ma con questo menù la carta dei vini non può essere da meno e la scelta della bottiglia ricade nei vitigni locali. Tra le numerose etichette troviamo un ottimo Negramaro, una Malvasia Nera, un Primitivo, un Aleatico e altro ancora! Non vi resta che andare a scoprire questo meraviglioso ristorante!

Prezzo medio 28€

Ristorante Casa Nova
Cambiamo scenario passando da un trullo antico ad uno storico frantoio dove i due titolari Ignazio Spinetti e lo chef Martino Conventino hanno dato spazio alle idee e all’originalità della cultura culinaria locale nel ristorante Casa Nova dove si “mangia e si beve” la Puglia. Tra zucchine alla poverella, fricielli con cardoncelli e pomodorini al filo, tiella di agnello e altro ancora, avrete solo l’imbarazzo della scelta! Cucina corposa e sana come la storia insegna; poche parole per questo ristorante che vi consigliamo vivamente!

Prezzo medio 24€

Ristorante L’Aratro
Domenico Laera sarà felice di farvi sentire dei veri Pugliesi ed è per questo che Oraviaggiando non poteva evitare di inserire L’Aratro tra i ristoranti qualità/prezzo! Nel cuore pulsante della città, troverete una cucina a km zero! Dalla cicoria del loro campo, i cavolfiori di Polignano a Mare, i cavatellucci con fagioli nostrani e cozze tarantine, le cima di rapa dei contadini di Alberobello e il “frizzl” ( pancetta di maiale nostrano), non potete che essere sicuri di mangiare i prodotti del posto. Persino il vino è di loro produzione: il primitivo “U Mièro Mèyo”. Un menù all’insegna della Puglia. Non sarà di certo un pasto leggero ma sicuramente una tappa di dovere!

Prezzo medio 25€

Ristorante Trullo d’Oro
Un po’ nascosto, una veranda luminosa e salette piccole e accoglienti, è così che si presenta così questo ristorante di alta cucina alla portata di tutti, seppur presente nella guida Michelin. Fantasia e storia si incontrano in cucina dove lo chef di origine svizzera ha dato alla luce piatti degni di nota come il polpo con fragole o i carciofi affogati nell’aceto. Generoso e imperdibile l’antipasto in cui troviamo, tra le tante, la zuppa di cozze e la frittata Trullo d’Oro; e tra i primi le orecchiette Alberobellesi e i cavatelli con le rape. Questo ristorante frequentatissimo da turisti offre anche piatti più comuni come la carbonara o i salti in bocca alla romana che lo rende unico e assolutamente per tutti.

Prezzo medio 35€

Evo Ristorante
Dietro al Trullo Sovrano di Alberobello, troviamo un ristorante che saprà superare le vostre aspettative grazie al tocco di innovazione e originalità che ha saputo dare lo chef e proprietario Gianvito Matarrese. Antipasto “Nero”, spaghettone con capocollo e stracciatella, il “mini magnum” di caciocavallo in abbinamento all’orata, manzo ripieno, il filetto glassato al miele o tiramisù rivisitato al bicchiere a base di panettone e cioccolato bianco. Queste sono solo alcune delle leccornie che potrete assaporare. Un viaggio nel mondo del gusto e della bella vita; un poker di qualità , ottimo gusto, raffinatezza e cortesia. E la ciliegina sulla torta è il cortile colmo di ulivi, rarità in centro storico. La carta dei vini esprime il meglio della cultura vinicola pugliese come le uve d Troia, il Sussumaniello, il Negramaro e il Minutolo. Dobbiamo aggiungere altro?

Prezzo medio 45€

Macelleria Braceria Miccolis
Dal nome si capisce che la Macelleria Braceria Miccoli è per “carnivori DOC”. Fuori dagli schemi, da Miccolis il pezzo di carne ve la scegliete da soli e viene cotta al momento sulla brace. Rustico e atipico vi sorprenderà per la vasta scelta che troverete nel menù. Da assaggiare le proverbiali polpette, la tagliata di asino, i fegatini e le bombette. Per non parlare degli involtini, delle patate allo spiedo, dei taralli, delle olive e dei dessert! C’è davvero l’imbarazzo della scelta! Che siate da soli, in compagnia della dolce metà o in comitiva con amici, alla Macelleria Braceria Miccolis andrete a colpo sicuro! Originalità e qualità al primo posto!

Prezzo medio 22€

Osteria del Poeta
E’ separato dal più noto e stellato ristorante “ Il Poeta Contadino” di solo una tenda, ma questa osteria non ha davvero niente da temere! La famiglia Marco ha fatto doppietta ed è per questo motivo che concludo questa lista di eccellenze culinarie con un ristorante dal rapporto qualità/prezzo imbattibile. All’Osteria del Poeta potrete sentirvi a casa facendovi coccolare da Cosimo, il capo famiglia che è in cucina con il figlio Leonardo, mentre le sorelle Emma e Madia vi accompagneranno per tutto il pasto. Adatto a tutte le occasioni, l’Osteria del Poeta offre una grande scelta di menù senza mai rinunciare alla tradizione regionale che regna sovrana. Prosciutto e burrata, orecchiette cacio e rucola, foglie di ulivo alla crudaiola e maretto al forno sono solo l’inizio per un pranzo, o cena se preferite, con i fiocchi! Un buon calice di vino e il gioco è fatto, non ne rimarrete delusi!

Prezzo medio 24€

I miei 10 migliori ristoranti di Alberobello dal miglior rapporto qualità prezzo

 

Di Virginia Campetti

I 10 migliori hotel nelle Marche da Gabicce a Grottammare

Scegli tra i 10 migliori hotel nelle marche

La regione delle Marche comprende al suo interno una lunga serie di bellezze, visitabili grazie ad alberghi di sicuro affidamento. Vediamo rapidamente quali sono i 10 migliori hotel nelle Marche, con alcuni alberghi davvero da non perdere.

I 10 migliori hotel nelle Marche: hotel in provincia di Pesaro Urbino

 

Hotel Casadei, Fano (PU). Questo hotel di Fano (zona Torrette) si è sempre contraddistinto per un’accoglienza di alto livello e la capacità di sostenere i clienti nella loro scelta. È fornito di stanze con due, tre e quattro letti, che dispongono di ogni genere di comfort. Dal box-doccia alla cassaforte, dal climatizzatore all’asciugacapelli, nelle camere non manca davvero nulla. Inoltre, contiene una piscina a due passi dal lido, un ristorante che presenta il meglio della cucina marchigiana e un parcheggio gratuito. Per essere a tre stelle, si tratta di un hotel in grado di non far mancare nulla.

Hotel Caravel, Marotta (PU). Anche in questo caso, abbiamo a che fare con un hotel vicino Fano e più precisamente a Marotta sempre a tre stelle. Le camere sono fornite di ampi balconi che affacciano direttamente sul litorale, mentre non mancano la tv-sat e un interessante bar per vivere momenti di puro ristoro e divertimento. Interessante anche il ristorante, con l’opportunità di degustare piatti tipici marchigiani e non solo. Questo hotel di Marotta può fungere anche da perfetto B&B e può condurre su una comoda spiaggia privata, oltre ad essere un punto di riferimento per diverse escursioni.

Hotel Il Capuccio, San Lorenzo in Campo (PU). L’albergo si fa notare per la presenza di un ampio giardino, visibile da ognuna delle camere. Queste ultime sono arredate secondo uno stile puramente rustico, con i clienti che possono usufruire anche di un parcheggio gratis. Non mancano i bagni privati con asciugacapelli, così come diverse stanze sono fornite di area salotto e una vasta terrazza. Uno dei suoi veri punti di forza è rappresentato dall’ospitalità, garantita da un personale qualificato ed esperto.

Hotel Villa Cattani Stuart, Pesaro (PU). Questa struttura ricettiva è stata fondata nel Seicento e racchiude al suo interno una storia ricca di fascino. La villa è situata in un ambiente rigoglioso, con un parco alberato e tre giardini. Si affaccia sul mare Adriatico e viene considerato come un autentico modello di ospitalità. L’hotel contiene una lunga serie di servizi, tra i quali il telefono diretto, l’asciugacapelli, il climatizzatore, il parcheggio gratuito e persino il servizio sveglia. A questo, vanno affiancati una piscina con idromassaggio e un ampio salone per le feste.

I 10 migliori hotel nelle Marche: hotel in provincia di Ascoli Piceno

Hotel Palazzo dei Mercanti, Ascoli Piceno (AP). L’albergo nasconde un grande fascino grazie alla sua forte connotazione storico-culturale. Si trova a due passi dal centro di Ascoli Piceno, nel famoso Corso Trento e Trieste. Inoltre, esso è situato in un antico palazzo e comprende 18 camere, rifinite con mobilia di alto livello. È disponibile un servizio di colazione a buffet, così come la connessione ad Internet tramite Wi-Fi, il frigobar, la TV LCD, la cassaforte e l’aria condizionata. Inoltre, si può usufruire di un comodo garage.

Hotel La Maestra, Grottammare (AP). Concludiamo la nostra rassegna con un albergo posto a due passi da una spiaggia ricca di suggestione. Dal box doccia all’asciugacapelli, dal televisore LED alla cassaforte, passando per il telefono, il frigobar e l’aria condizionata, nelle camere non manca davvero nulla. Inoltre, la prima colazione è caratterizzata da un gustoso buffet e si può usufruire di una cena a lume di candela e un interessante barbecue. Da segnalare anche un ampio giardino.

I 10 migliori hotel nelle Marche: hotel in provincia di Ancona

Ego Hotel Ancona, (AN). Si tratta di un hotel a quattro stelle che punta molto su un interessante percorso benessere, riservato alle coppie. L’area ristorante è impreziosita da pietanze ricche di originalità, con la maggior parte dello spazio riservata alla cucina locale. L’albergo può essere considerato come un mix riuscito di tecnologia avanzata e design di alto livello. In più, non bisogna dimenticare la capacità della struttura ricettiva di ospitare eventi di qualsiasi genere, dai matrimoni ai compleanni passando per i battesimi.

Hotel Le Grotte, Genga (AN). L’hotel è a quattro stelle e può contare su una spa di assoluto livello. Le stanze sono arredate con il massimo della cura e sono fornite di bagno privato, frigobar e TV sat, mentre è presente un ampio ristorante nel quale si possono organizzare banchetti molto raffinati. A due passi dall’edificio, ecco il suggestivo Parco della Gola della Rossa e di Frasassi. In più, non bisogna lasciare in secondo piano la piscina all’aperto, corredata da una comoda vasca idromassaggio.

Pineta Hotel, Monsano (AN). L’albergo contiene camere di diverse tipologie, tutte basate su uno stile esclusivo e su un design all’insegna dell’innovazione. È situato a pochi passi dall’autostrada e punta su un comfort fuori dal comune e sull’ecosostenibilità. Ogni stanza dispone di una connessione ad Internet Wi-Fi e di un televisore LCD, oltre che di un asciugacapelli professionale e una doccia dimensione extra. Da rimarcare anche la cassaforte e il minibar. Il relax e il piacere sono garantiti

I 10 migliori hotel nelle Marche in provincia di Macerata

Country House Otto Rovesciato, Recanati (MC). In tale circostanza, si parla di un albergo basato su un aspetto rustico, circondato da un vasto bosco costituito per la maggior parte da vigneti e uliveti. Si trova a due passi dal centro di Recanati, luogo intriso di storia perché dimora del poeta Giacomo Leopardi. La cucina è dotata di una zona pranzo, mentre sono presenti anche il lettore DVD e il televisore a schermo piatto. Un alloggio al quale non manca nulla.

Premio Italia a Tavola 2016, l’elegante kermesse che cresce ogni anno

Premio Italia a Tavola 2016

Parte dalla tavola l’idea di rilanciare lo stile italiano nel mondo, riunendo tutte le anime del settore in un’unica squadra, attuando progetti per contrastare il falso Made in Italy e valorizzando le nostre eccellenze. L’evento più atteso del settore torna a Firenze, culla dell’Italian style, con un talk show che ha visto la presenza del ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, la consegna degli Award 2015 e le premiazioni dei vincitori del sondaggio “Personaggio dell’anno”.

Si è appena concluso il Premio Italia a Tavola 2016, l’elegante kermesse diventato ormai un appuntamento annuale fisso per il capoluogo toscano.

Quattro gli appuntamenti legati al Premio, che si sono tenuti in altrettanti luoghi prestigiosi e importanti del centro storico di Firenze: Palazzo Vecchio, Palazzo Borghese, il Museo Bardini e il Mercato Centrale.

  1. Il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio che ha accolto il talk show “L’ospitalità e lo stile italiano motori del turismo e della filiera agroalimentare”, moderato dal direttore di Tg2 Marcello Masi. Ospite d’onore il ministro Dario Franceschini. 
  2. Nel pomeriggio,  l’anteprima del convegno “Pane e Olio” presso il Mercato Centrale .
  3. Cena di gala a Palazzo Borghese, curata da una brigata formidabile di chef e pasticceri, e alla consegna dei premi del sondaggio “Personaggio dell’anno 2015 dell’enogastronomia e della ristorazione”.
  1. Infine, domenica l’inaugurazione, presso il Museo Bardini, della mostra “Appunti di stile dell’Italia a tavola. Viaggio nella storia dell’arte di ricevere, curata da Anna Lapini e Anna Maria Tossani, visitabile fino al prossimo 30 maggio.

Firenze (prima città ad adottare un piano per valorizzare la presenza di aziende legate all’ospitalità, alla convivialità e ai servizi nel centro storico) ha ospitato il Premio Italia a Tavola per il sesto anno consecutivo, con l’obiettivo di celebrare i professionisti che hanno saputo valorizzare al meglio uno dei settori cruciali per l’economia e per il turismo del nostro Paese. La città, del resto, è capitale di quell’Italian style che tutto il mondo ci invidia, capace di integrare eccellenze come l’enogastronomia, la cultura, l’arte, la moda e il design. Lo scopo è da sempre quello di rafforzare l’intero settore e fare squadra in nome di quello stile che è strettamente correlato all’immagine dell’Italia nel mondo ed è fondamentale per il successo del nostro turismo.

L’enogastronomia, infatti, è una delle motivazioni fondamentali dei flussi turistici (nazionali ed esteri), uno dei pilastri che stanno alla base della nostra capacità di fare accoglienza e di dare vita a momenti di convivialità, soprattutto se integrato con gli altri fattori di eccellenza che caratterizzano il Made in Italy e lo stile italiano: arte, ambiente e moda-design. Questi elementi sono però raramente considerati in modo integrato o sinergico e spesso si tende a sottovalutare il valore della convivialità, riducendola quasi al solo aspetto dell’alimentazione e dimenticando il valore (anche culturale) di tutto il mondo legato al cibo all’accoglienza (a partire dai ristoranti, dai bar e dalle pasticcerie, con tutte le figure professionali che operano al loro interno).


Il “Premio Italia a Tavola – Personaggio dell’anno dell’enogastronomia e della ristorazione” si presenta in particolare quest’anno come l’unico momento a livello nazionale in cui ci sarà una collaborazione con tutte le più importanti associazioni di rappresentanza per il mondo legato al cibo e alla convivialità, nonché allo stile di vita italiano. Un’opportunità decisamente rara per lanciare un segnale a tutti gli operatori del settore per un salto di qualità. La presenza di importanti cuochi (anche tristellati) garantirà un ulteriore salto di qualità ad un appuntamento ormai diventato fondamentale e unico per il mondo della ristorazione, che è più che mai alla ricerca di una sua nuova identità dopo l’Expo e dopo una delle più difficili crisi degli ultimi decenni.


In questa prospettiva la manifestazione fiorentina di quest’anno è stata più che mai l’appuntamento più importante per il mondo dell’Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café) e del turismo per il coinvolgimento dell’opinione pubblica e degli operatori professionali, nonché per la presenza dei rappresentanti delle più importanti testate nazionali (mediamente un centinaio) che da sempre seguono con attenzione questo appuntamento. Si tratta di un evento che in due giorni di lavoro offre sempre l’occasione per fare il punto sulle tematiche di stretta attualità del settore e che quest’anno sarà centrato sull’importanza dell’ospitalità e della capacità di fare squadra, sia nell’organizzazione delle singole aziende private, sia per quanto riguarda il rapporto con le istituzioni e fra queste.

Il turismo enogastronomico: come intercettarlo

Cos'è il turismo enogastronomico

Cos’è il turismo enogastronomico
Chi intende visitare il nostro Bel Paese spesso sceglie le città d’arte come Roma, Firenze e Venezia. Esiste tuttavia un tipo di turismo meno noto di quello che affolla le spiagge d’estate: il turismo enogastronomico. L’Italia hanno una millenaria tradizione enogastronomica che ha ricevuto le più disparate influenze dei popoli che si sono avvicendati nella Penisola, fin dai primi insediamenti romani. Oltre alla storia, anche la natura ha aiutato l’Italia a creare un vero e proprio paradiso del gusto: il clima ideale e la collocazione geografica fra colline e mare ha permesso all’Italia di sviluppare un sapere enogastronomico molto ricco e variegato, dalla raccolta dei frutti e delle erbe spontanee fino alla lavorazione dei prodotti più preziosi come olio, uva, frumento e ortaggi. Le ricette popolari prendono spunto dagli ingredienti freschi del luogo e dalle tradizioni medievali e pagane, dando origine ad un ricettario per la cucina quotidiana e per le feste davvero ricco e sorprendente.

Un ottimo punto di partenza per lanciarsi alla scoperta delle bontà regionali è sicuramente quello di utilizzare una guida enogastronomica seria. Una buona guida enoagstronomica permette non solo di compiere escursioni giornaliere alla scoperta di trattorie, ristoranti, agriturismi, sagre e feste paesane tipiche, ma offre una cornice incantata e indimenticabile per tutta la vacanza.

Il turismo enogastronomico: come intercettarlo

Intercettare coloro che attuano con passione il turismo enogastronomico non è facile, perché le ricerche effettuate da questi turisti sul web sono molto simili alle ricerche di normalissimi avventori, business man o abitanti del luogo. Molti tour operator (ma anche albergatori e agenzie) cercano di intercettare gli appassionati della cucina nostrana attraverso l’acquisizione di spazi espositivi nelle fiere turistiche all’estero. Un modo sicuramente interessante per stimolare i viaggiatori prima ancora che questi compiano la scelta della nazione da visitare durante le loro vacanze. Ma se si è impossibilitati a presidiare una fiera di settore, le uniche due cose davvero efficaci da fare rimangono:

A) Intercettare le ricerche su Google e mdr affini attraverso Google Adwords

B) Offrire sul proprio sito informazioni dettagliate sui locali, sui servizi e sugli alberghi della zona

Ma cosa vuol dire organizzare, segnalare e promuovere itinerari enogastronomici?
Investire sul turismo enogastronomico significa individuare uno o più temi enogastronomici che motivino la visita all’itinerario; occorre tracciare il percorso del tour secondo la cultura del territorio che si sta promuovendo. E’ importante individuare lungo l’itinerario i punti più importanti di tradizione enogastronomica e tutti i servizi di assistenza al fenomeno enogastronomico che possono aiutarne il migliore utilizzo.

Segnalare e promuovere, significa dare definizione e visibilità ai tour enogastronomici, in modo che emergano nella propria forma organizzata rispetto agli altri mille possibili itinerari spontanei che qualsiasi turista può effettuare per conto proprio, quindi apporre cartelli che indichino la presenza di aziende agricole, di rivenditori di prodotti tipici e i luoghi di conservazione del patrimonio culturale cui i tour enogastronomici fanno riferimento e chiaramente il percorso da seguire.

Un esempio concreto di itinerari enogastronomici finalizzati a sostenere questo fenomeno turistico sono le strade del vino, e le strade del gusto e dei sapori.
Il turismo enogastronomico prende sempre più piede anche perchè sono cambiate le abitudini del turista, il quale non dedica più tanto tempo alla vacanza come una volta, soprattutto per un discorso economico, in questo modo l’amante del viaggiare potrà regalarsi anche una semplice gita fuori porta in occasione di determinati eventi enogastronomici che ormai sono onnipresenti nelle varie località della nostra penisola durante tutto l’anno.

Identità Golose 2016, tutto quello che è successo a Milano

Identità Golose 2016 resoconto edizione MilanoIdentità Golose 2016 – tiriamo le somme
Siamo arrivati alla fine della dodicesima edizione di Identità Golose: come sempre un’avventura entusiasmante, quest’anno ricca di novità – prima fra tutte la Scuola di Identità Golose – e debutti importanti, come quello dell’approfondimento Identità di Pane e Panettone, Identità di Formaggio, di Champagne e di Caffè. Ogni giornata è stata ricca di grandi incontri e appuntamenti interessanti con l’eccellenza della ristorazione e fra una lezione e l’altra c’è stato anche il tempo di concedersi una pausa negli stand dell’area espositiva.

In auditorium è stata la giornata dedicata al Perù, Paese ospite di quest’anno, che con il suo mix di culture – e dunque di cucine – è la perfetta rappresentazione della “forza della libertà”. Sul palco il numero uno degli chef peruviani, Virgilio Martinez, e altri interpreti delle nuove tendenze gastronomiche del Paese sudamericano.

A Identità di Mare un tuffo nelle acque d’Italia, da quelle della Sicilia di Cuttaia al lago di Como da cui viene Fabrizio Ferrari.

Identità di Pasta ha messo al centro anche quest’anno il più tipico dei piatti italiani, ma reinventato dalla maestria di Cracco, Bowerman, Scabin e altri grandi nomi.

Conclusione in grande stile per Identità di Champagne, con il ceviche mediterraneo di Ceraudo e la pizza di Pepe abbinate alle bollicine Ruinart.

Dulcis in fundo, ancora in auditorium, la chiusura con il consueto Dossier Dessert (quest’anno aperto dalla saggezza di Assenza) e dominato da pasticcieri ormai diventati chef a tutti gli effetti.

Identità Golose 2016, l’apertura è nelle mani di Davide Scabin

Identità Golose 2016 resoconto edizione Milano Scabin
Si toglie qualche sassolino dalla scarpa, Davide Scabin,e lo fa in apertura del congresso Identità Golose. Che affronta lanciando provocazioni, fedele a un personaggio che a volte rischia di ritorcerglisi contro. Come quando contesta il ritratto emerso da una recente intervista in cui pare preferire gli Ogm al biologico (“almeno sai esattamente cosa c’è dentro”), posizione impopolare che, con le argomentazioni del caso, sostiene anche al Mi.Co. E chissà dove è la strumentalizzazione lamentata. È un attimo e la polemica si rivolge contro i giornalisti ormai “incapaci di fare i giornalisti e di fare critica, di capire e spiegare il bello”, ridotti a cercare storie da raccontare, interessati più ai tatuaggi che ai piatti.

Con un’apertura improvvisa tesse le lodi delle grandi aziende, prima tra tutte il gigante del caffè in capsula (“un prodotto che viene controllato tantissimo e viene pagato al produttore il 30% in più del mercato”). Del resto già aveva ricordato la necessità, per un certo tipo di cucina, di dialogare con le grandi aziende “solo grazie a loro che investono sugli chef e su congressi come questi, si può avere l’alta cucina. Le piccole aziende non possono dare fondi sufficienti”. Con un improvviso colpo di coda, però, richiama a un approccio più etico dato che l’uomo, dal suo pur recente arrivo sulla terra, ha creato enormi e drammatiche trasformazioni, “l’antropocene non è che gli ultimi 3 minuti della storia del mondo”. Bisogna essere sostenibili e green, insomma. Mangiare più legumi (con conseguenti reazioni fisiologiche), perché il costo energetico degli allevamenti sull’ambiente è enorme, come ricorda in un velocissimo passaggio. Ma attenzione, perché anche questo sembra essere una tendenza: “se oggi non sei etico non sei nessuno”. Di più: “se non hai il tuo orto sei uno sfigato”. Dice. Ironizzando su una delle ossessioni del momento e sull’inquinamento da polveri sottili dei tanti urban garden. Lui che, ricorda, di mode e manie ne ha viste passare un po’, senza mai farsene toccare, come quando nel 2007 esplodeva la cucina molecolare “schiume e sfere ovunque e io facevo il tataki di melanzana, poi dopo 4 anni sono tornato e le persone erano lì, a fare il tataki”. Oggi è la volta di bucce d patate e fermentazioni. Basta inseguire tendenze: “la libertà è riuscire a pensare il futuro” dice. E intanto inforca gli occhialini 3D.

Identità Golose 2016, arriva Crippa

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Ardito irridere gli orti quando poco dopo c’è Enrico Crippa. Arriva e infila una sequenza impressionante di piatti che rubano i colori alla natura (“è l’inverno la stagione più colorata”): la sua libertà è anche quella di sentirsi artisti, oltre che cuochi. Nel senso in cui, un tempo, artigiani e artisti erano parenti strettissimi. La libertà è “fare quello che vuoi nel rispetto del territorio, dei clienti, dei colleghi”. E se non fosse Crippa penseremmo a una frecciatina. Costruisce la sua tavolozza a partire dal verde del Ficoide Glacialis, una verdura mucillaginosa e grassa con cui ci introduce nel suo orto (“è importante farlo in modo serio: ho rinunciato a 4 persone in cucina per curarlo come si deve”), foglia dopo foglia, rivelando nomi misteriosi e sapori inattesi. Entriamo nel candido paesaggio invernale di cui ha esperienza quotidiana con “La serra” che evoca con rapa, cavolo rapa, foglie, crema di latte, patate e fassona e passa al bellissimo cocktail di gamberi, una sinfonia di giallo e arancio in cui trionfa il radicchio di Treviso, “bordeaux, un colore serio”. Ancora arancio nel merluzzo al sale in salsa di zucca, un piatto semplice e della memoria “Il migliore complimento che possano farti è che un piatto evoca memorie dell’infanzia”, passa per il riso rosa, con barbabietola, burro di fiori, fiori rosa, che richiama dolcezza e femminilità,arriva poi il piatto nero, drammatico e intenso; giocato su aglio, porro, cipolle dove la carne è l’elemento di contorno, che annuncia un amaro di materie bruciate poi disatteso, arriva poi al dolce: una banana al curry in cui ritornano tutti gli elementi classici, pollo incluso. La crostata di frutta è un’istallazione di cialde croccanti, o meglio “croste”, su ispirazione di Michel Bras. Un percorso a capofitto nella sua cucina che mescola il nostro linguaggio con spunti francesi, nelle salse e nelle basi, e orientali nei contrappunti acidi, nelle fermentazioni e nelle marinature.

La sua è una cucina di velocità, in cui l’orto comanda con i suoi capricci e i cambi d’umore, esattamente al lato opposto di un andamento lento, di cui spesso si parla quando si pensa al ritmo della natura: la natura compie virate improvvise. Obbligando, per dirla con Valeria Margherita Mosca, maestra di foraging, etnobotanica, cucina e miscelazione, a gestire delle microstagioni. Brevi intervalli di tempo che obbligano a rimodulare continuamente cucina e lavorazioni, e impongono anche il loro superamento, grazie ai molti metodi di conservazione che lei, in una lezione tesa e fitta di nozioni, illustra. Si tratti di salature, fermentazioni, essiccazioni, un’antologia di tecniche moderne o rubate alle molte tradizioni che di concerto regalano una seconda vita agli alimenti. Non solo prodotti freschi dunque. E anche questa è un’apertura a nuovi sapori, consistenze che moltiplicano all’infinito il ventaglio di sapori. “Ci sono 15mila vegetali selvatici potenzialmente commestibili”, che possono svelare un universo inedito di sapori. Ma le scienze alimurgiche, quelle che studiano le possibilità di cibarsi di cibo selvatico, richiedono conoscenza approfondita di un territorio e dei suoi equilibri perché il foraging deve essere, soprattutto, un modo per riconnettersi con l’ambiente. Non più sussistenza come accadeva fino a 100 anni fa.

Identità Golose 2016, ode al piacere con Alajmo

Identità Golose 2016 resoconto edizione Alajmo
Chiama in ballo la gastrosofia Mauro Defendente Febbrari, endocrinologo e libero pensatore arrivato a Milano al fianco di Massimiliano Alajmo. Entrambi sono accolti da una platea che li applaude convinta, memore delle passate edizioni, quando la ditta Alajmo è sempre stata in grado di fare la differenza. Quest’anno a sostenere un percorso di ricerca incessante e modulata su alte frequenze c’è anche il professore che nel pensiero di Massimiliano ha saputo rintracciare quell’equilibrio tra salute e piacere a cui l’uomo che si relaziona con il cibo non può (non deve) rinunciare. Non a caso è in quell’adagio di veronelliana memoria – Vietato vietare – che l’intervento portato sul palco dai due trova il coraggio di rivendicare la forza della libertà, perché solo un approccio che tenga conto della bellezza e dell’eleganza del piacere può fornire stimoli vitali all’intestino, che il dottore non esita a definire “il nostro primo cervello”, quello in grado di percepire in modo autonomo i sapori. E se questo è vero per chi della creatività ha fatto il suo mantra in cucina, è altrettanto giusto che anche il cliente possa godere a pieno delle suggestioni che il cuoco gli fornisce, certo che un buon pasto non gli arrecherà danno. Chi è che rende possibile tutto questo? Lo chef, chiaramente, quello che sa farsi guidare da “radici e ali, in cucina come nella vita”. Nella quotidianità delle Calandre questo significa ascoltare la materia e indagarla attraverso tecniche sempre diverse, che esaltino il gusto e le caratteristiche di ogni ingrediente. Facile a dirsi, più complicato a farsi, il lavoro di ricerca impiega molte delle energie di un’equipe ora tutta concentrata a studiare effetti e potenzialità della cottura a vapore e dei forni a pressione. Ma l’apoteosi di questa filosofia gastronomica arriva quando gli schermi proiettano la storia della Almond Mozzarella, “un concetto masticabile” come la definisce Alajmo: albume, zucchero e miele (la base del celebre mandorlato veneto) che si trasformano in una materia plasmabile come il vetro, lavorata a caldo per ottenere quella finta mozzarella ripiena di crema alle mandorle completata con origano, basilico e un filo d’olio, perché l’illusione sia parte del gioco.

Identità Golose 2016, la creatività di Ricard Camarena
E di ricerca si nutre anche la creatività di Ricard Camarena, in arrivo da Valencia per raccontare il brodo alla sua maniera. Ai brodi lo chef spagnolo ha recentemente dedicato un libro: sul palco di Identità porta diverse variazioni sul tema, che del brodo vogliono fare un veicolo di gusto in grado di prescindere da elementi estranei, dall’uovo utilizzato per chiarificare i consommé all’acqua. Quindi bando ai liquidi aggiunti, il risultato finale è frutto di un utilizzo mirato dell’albumina contenuta nelle proteine. Senza dimenticare di riunire nel piatto consistenze diverse, perché la masticazione è un complemento imprescindibile, un atto di cui si è persa consapevolezza, capace di trasmettere un gran numero di sfumature.

Identità Golose 2016, la sinergia con il territorio di Carlos Garcia
E se invece la ricerca diventa strumento per entrare in sinergia con il territorio, il caso di Carlos Garcia diventa emblematico. Lo chef venezuelano guida la riscossa della cucina d’autore in un Paese finora poco toccato dalla riabilitazione della gastronomia sudamericana cui abbiamo assistito negli ultimi anni; e comincia dalla riaffermazione delle comunità locali, facendosi portavoce di tutti quei piccoli produttori che cercano di lavorare sulla qualità pur in un mercato nazionale che (ancora) li penalizza. Per questo lo chef di Alto, a Caracas, ha fondato una onlus, e a Milano il suo attaccamento alla terra lo esprime con un piatto che celebra la speranza in un futuro migliore e sostenibile, con piccole fave verdi che punteggiano il suo Lomo negro, come il colore del petrolio di cui il Venezuela è grande produttore.

Identità Golose 2016, la capacità di ascoltare. Il lusso del dettaglio

È pomeriggio inoltrato quando sul palco sale una coppia inedita di madrelingua spagnola. I due, uno basco l’altro uruguaiano, per perseguire il proprio obiettivo hanno scelto strade molto diverse, ma oggi li accomuna quell’approccio al servizio che vuole fare del cliente l’asse portante dell’alta ristorazione. Josean Alija, alla guida di quello splendido esempio di ristorante nel museo che è il Nerua di Bilbao, porta con sé Stefania e Giacomo, italianissimi compagni di un avventura che non si limita alla creazione di un piatto, ma a supporto del pensiero gastronomico costruisce una minuziosa coreografia di sala, che si concretizza, per esempio, nella scelta di presentare un tavolo vuoto da “riempire” secondo desiderio del commensale. Tutto risponde a un linguaggio fatto di ritmi, temperatura di servizio, ingredienti, estetica (del piatto e della sala), perché il lusso è la cura del dettaglio: “Offriamo ai clienti ciò di cui hanno bisogno” spiega Stefania “secondo un codice fondato sulla conoscenza della cucina, del prodotto, del commensale e sulla perfetta organizzazione del lavoro”. Ma anche Matias Perdomo, a Milano, ha intrapreso una strada che lo porterà presto ad affinare quello che potremmo definire un database di gusti e preferenze dei clienti abituali. Al Contraste di via Giuseppe Meda, infatti, il gioco va oltre e il cameriere diventa psicologo per recepire i desideri dell’ospite e aiutarlo ad elaborare un menu su misura, “allo specchio”. Coinvolgendo anche la cucina, quella di Matias, che dal canto suo ha schedato i piatti in menu seguendo un indice di tradizione e innovazione applicato a 4 parametri: forma, gusto, consistenza, temperatura. A ogni piatto è associato un valore: con il Donut alla bolognese, per esempio, siamo a -16 rispetto alla tradizione (perché il gusto è quello di una lasagna, ma la forma è piuttosto straniante). Semplice divertissement? Niente affatto. Lo chef ha scelto di attribuire lo stesso valore al racconto di se stesso e all’ascolto del cliente, e questo gli permette di trasformare i piatti in emozioni.

Identità Golose 2016, Il valore della libertà

“È la libertà di essere cuoco”, semplicemente un cuoco, per Enrico Crippa, che traduce questa sua affermazione in una sequenza lunghissima, e rapidissima, di piatti. E racconta di un lavoro che prende tanto, ma dà anche tanto: “Ci sono delle emozioni che solo un cuoco può avere mentre fa il suo piatto, il commensale non può percepirle”. E arriva alla stessa conclusione, ma con un altro percorso, Antonia Klugmann, libera di essere, semplicemente, un cuoca e non una donna cuoca. Lo afferma con le parole di uno dei libri chiave dell’affrancamento della condizione femminile e della conquista delle attività artistiche e creative, quelle di Virginia Wolf e di Una stanza tutta per sé. Antonia ne ha definito i contorni nello spazio quieto di Vencò. La creatività non è improvvisazione ma lavoro, idea e legame con un’intera comunità di persone e condizioni all’interno delle quali si pone il creativo, questa rete fa sì che possa produrre la sua opera. Ma la comunità femminile non ha alle spalle questa tradizione. Nella ragnatela della creatività la donna è ancora impegnata ad autodeterminarsi, a definire la propria identità.“La libertà oggi è non dover dimostrare la propria particolarità, è lavorare in quanto cuoche e non in quanto donne”.

Riapre il 30 dicembre lo storico Bora Bora di Marotta con il nome Burro e Alici

Logo burro e alici

48 anni di storia e non sentirli: Lo storico ristorante Da Rina, divenuto Bora Bora nel 2000, dopo mezzo secolo di onorata attività si rifà il trucco rilanciandosi nel panorama enogastronomico marchigiano con un progetto fresco, gustoso e trasversale il cui nome fa presagire buonissimi intenti: Burro & Alici. Un locale più orientato ai giovani che potranno godere il locale dall’aperitivo delle 18.00 fino al drink di fine cena.

Riapre il 30 dicembre lo storico Bora Bora di Marotta con il nome Burro e Alici

Burro & Alici è la merenda semplice dei gourmand, una fetta di pane bianco con un velo di ottimo burro e un’alice di eccellente qualità. Pochi ingredienti per uno spuntino tutt’altro che banale. Ed è da questa voglia di semplicità che la famiglia Patrignanelli, da sempre vocata alla cucina marinara di qualità, è partita per dare vita a questo nuovo progetto. Due mesi di duro lavoro, due mesi di chiusura nei quali è stata fatta una formidabile opera di sottrazione in cui tutto il superfluo ha lasciato il posto all’essenziale. I tavoli messi a nudo dopo un lungo lavoro di carteggiatura, il bianco e l’azzurro che fanno da cornice alle porte antiche e alle veneziane ricollocate in nuovi contesti assai più suggestivi, un piccolo camino per aggiungere calore ad un’atmosfera già conviviale; sicuramente un ambiente più ospitale, più “cool” e più “friendly” come direbbero i giovani.

L’inaugurazione: tutti a Marotta il prossimo 30 Dicembre ore 18.00.

La grande novità del nuovo ristorante riguarda proprio l’orario di apertura. Dalle 18.00 a tarda sera e non più il classico orario di servizio di tutti i ristoranti. La proposta vuole diventare trasversale: aperitivo dalle 18 alle 20, cena dalle 20 alle 23 e dopo cena dalle 23 in poi. Nel giorno dell’inaugurazione il ristorante sarà regolarmente aperto a tutti coloro che desiderano cenare à la carte, mentre aperitivi gourmet e sfiziosi finger food saranno somministrati già dalle ore 18.00.

Marotta, centro strategico di una ristorazione di mare intelligente

Marotta è un borgo razionalmente attrezzato per accogliere chi, volendo abbandonare il caos delle grandi città limitrofe, cerchi tranquillità, relax ma anche molteplici possibilità di svago, spiagge sabbiose e curate, e la possibilità di assaporare i gusti schietti della cucina tipica locale.

La Location

Il ristorante Burro & Alici è così vicino alla spiaggia che dai tavoli della veranda, rialzata rispetto al livello strada, è possibile godere della sensazione di mangiare sulla sabbia. Del totale di circa 180 coperti, ben 120 trovano spazio nei 130mq di questa magnifica terrazza sul mare. La cucina del ristorante Burro & Alici fa sfoggio di sé attraverso non solo i grandi classici cucina tradizionale marchigiana, ma anche preparazioni moderne che si basano su cotture lente e poco invasive. Il menù varia a seconda pesce fresco consegnato al mattino.

Apre il ristorante Bésame Mucho alta cucina messicana a Milano

Ingresso Bésame Mucho Milano

A meno di un mese e mezzo dalla chiusura di Expo, , Sandro Landucci, editore e imprenditore messicano con origini italiane, ha deciso di investire tutti i proventi della sua avventura all’Esposizione Universale per proporre ciò che a Milano mancava: un ristorante nel quale è possibile degustare l’alta cucina messicana.

Apre così al pubblico il 13 dicembre a Milano, in piazza Alvar Aalto – Porta Nuova, il Bésame Mucho, il primo ristorante targato Expo a trasferirsi dal Decumano in città. L’architetto Ricardo Casas di Città del Messico ha creato per il Bésame Mucho una calda atmosfera internazionale, richiamando però alcuni elementi caratteristici del suo paese, come le morbide forme vintage del grande lampadario centrale che evocano la celebre Acapulco Chair, icona del design anni ’50. Il locale, totalmente climatizzato, aperto dalle 12:00 alle 02:00, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno, si sviluppa su una superficie di 350 m2 ed è idealmente diviso in tre zone distinte: il ristorante, la taqueria e il cocktail bar.

In un ambiente dal design moderno ed elegante, il Bésame Mucho, con lo slogan no nachos, no burritos, propone la vera cucina messicana, assai lontana dai menu tex-mex a base di burritos, fajitas e nachos. Il menu di alta cucina messicana del Bésame Mucho è frutto di un grande lavoro di squadra di ben 30 importanti chef messicani che, in rappresentanza delle varie regioni del Paese, da Baja California allo Yucatan, da Sonora al Tabasco, si alterneranno ai fornelli del ristorante, rendendo l’esperienza gastronomica al Bésame Mucho un entusiasmante viaggio tra i sapori e i profumi di tutto il Messico. Al ristorante particolare attenzione viene rivolta ai piccoli ospiti che, come da tradizione tutta messicana, oltre a un menu dedicato, troveranno al Bésame Mucho giochi di ogni genere, un’area nursery riservata per i cambi e l’igiene personale e anche una tata nel week end. Il personale di sala, tutto messicano, scelto personalmente dal deus ex machina Sandro Landucci, è lieto di dare il benvenuto a tutti gli ospiti con un caloroso e sincero“¡Mi casa es tu casa!”.

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EDÚ – the vegan therapy

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Nel “caotico trantran” della vita milanese è arrivato Edú, the vegan therapy, il percorso alimentare che fa bene all’organismo grazie a pasti sani, buoni e freschi consegnati direttamente a casa o in ufficio. Non una dieta, ma un programma nutrizionale basato sull’alimentazione vegana, gustoso e leggero, che sazia e soddisfa il palato con verdure fresche di stagione e materie prime biologiche di qualità, di origine non animale.

Sano e anche comodo. Con il servizio di delivery i tre pasti della giornata – prima colazione, pranzo e cena – arrivano a casa appena preparati e confezionati. Scompare così ogni tipo di pensiero e non resta che nutrirsi con alimenti ricchi di fibre, minerali e vitamine, a basso contenuto di grassi e senza conservanti.


Edú consente di godere dei piaceri della buona tavola senza rinunce, ha effetto depurativo e antiossidante, aiuta a eliminare le scorie in eccesso e il gonfiore addominale, combatte la ritenzione idrica e facilita le funzioni digestive. E’ una soluzione perfetta contro l’alimentazione disordinata, data dalla mancanza di tempo e dai ritmi frenetici della città. E’ ideale per contrastare l’eccessivo consumo di carboidrati e di cibi troppo raffinati.

I piatti sono preparati in laboratorio in modo artigianale, con cottura al vapore che ne mantiene vive le sostanze nutrienti. Il menù giornaliero è vario e abbondante così da soddisfare il palato e dare senso di sazietà. Si compone di una prima colazione veg, con un muffin o una fetta di torta, a pranzo e a cena verdure di stagione cotte o crude in combinazione con un cereale, solitamente integrale e/o proteine vegetali quali legumi, soia, tofu.

Il ciclo dura 5 giorni, inizia il lunedì e finisce di venerdì. Per una maggiore efficacia, è possibile prolungarlo con dei cicli consecutivi. Nei giorni di pausa (sabato e domenica) vengono forniti consigli e suggerimenti per consolidare i benefici raggiunti.

Il packaging semplice e dai colori naturali è realizzato in carta compostabile, ottenuta dalla degradazione batterica di rifiuti umidi domestici e riutilizzabile in agricoltura come fertilizzante naturale. Seguono lo stesso principio le posate in Mater-Bi, bioplastica derivata dal mais con un processo di decomposizione breve.

Il progetto è stato ideato da Giordano Salvatori, proprietario di NABI – Natura Biologica – locale milanese specializzato in menù biologici, con la consulenza del Dottor Marco Spadaro, medico nutrizionista e omeopata. Tutti i prodotti Edù sono preparati nel laboratorio di SoloVeg, servizio di delivery vegano.

EDÚ – the vegan therapy

Prenotare telefonando allo 02.39970435 dal lunedì al venerdì, dalle h 9.30 alle 14.30

oppure acquistabile con un click al link www.soloveg.com/edu

Costi

1 ciclo base da 5 giorni a € 170

2 cicli consecutivi – 10 gg – a € 325

3 cicli consecutivi – 15 gg – a € 475

4 cicli consecutivi – 20 gg – a € 620

Sempre 3 pasti al giorno con consegna dal lunedì al venerdì.

Durante il percorso alimentare si consiglia una corretta idratazione (da 1 lt a 1,5 lt al giorno). Per la prima colazione sono indicati: thè verde, tisane, caffè d’orzo, caffè ed eventualmente una tazza di latte vegetale. Astenersi dall’uso di bevande alcoliche e utilizzare con moderazione sale e zucchero (quest’ultimo possibilmente non raffinato).

Il menù è adatto a tutti. E’ indicato un consulto medico preventivo in presenza di allergie e intolleranze alimentari accertate, donne in gravidanza e pazienti diabetici.